C’eri una volta tu…

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Alessando D’Avenia

Oggi ho letto questo post, mi è piaciuto e volevo riproporvelo:

“Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non ce n’è uno o una come te?”.

Potrebbe essere tranquillamente una frase sottolineata e ricopiata sul diario di uno dei tanti ragazzi che oggi iniziano la scuola. Invece no. Alessandro D’Avenia non l’ha scritta in uno dei suoi libri che tanto parlano di sentimenti alle nuove generazioni ma in un post sul suo blog Prof 2.0.

Arriva diretta diretta dove deve arrivare, ai ragazzi che D’Avenia vede davanti alla sua cattedra. Così riesce a dar voce a quello che un po’ tutti ci siamo chiesti quando era il nostro momento.

A che mai ci servirà passare centinaia di ore insieme a parlare di bellezza, dolore, amore, futuro, passato, presente, parole, terra, pelle, occhi, cervello, cuore, dita, occhi, orecchie e del che farci con tutte queste cose di cui la vita ci ha dotato senza il nostro permesso?
E ci risponde, non solo da professore. Parla di unicità, di identità. Cose che non si nascondo dietro chili di mascara e sguardi perennemente imbronciati.

Anche io ho lo stesso dna e quello che posso fare è raccontarti la storia di altri che hanno reso grande questo dna: con la parola, con l’arte, con la poesia, con gli occhi, con le orecchie, con le dita, col cuore, col cervello. Imparando a scolpire la copia migliore di se stessi in vista dell’ultimo giorno, che prima o poi arriva. E ti auguro di esserne soddisfatto.
Ecco il dono dell’insegnante che tutti vorremmo per i nostri figli.

Vorrei che fossi tu a scrivere la tua biografia. In fondo io solo questo posso insegnarti: come si scrive un’autobiografia.
C’eri una volta tu, ragazzo.
C’eri una volta tu, ragazza.
Io sono in quella storia, come tutti gli aiutanti delle storie, ma il protagonista sei tu, della gioia e del dolore di una vita e di quello che decidi di fare in mezzo a queste due sponde.

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