19 luglio 2015….Speravo tu fossi sterile….

Qualche giorno fa leggevo su Facebook un link condiviso dall’Espresso e dalla Repubblica intitolato
-Insulta la commessa perché mamma. La direttrice: “Speravo tu fossi sterile”-

Ve lo posto in parte, per farvi capire di cosa sto parlando.

Alla soglia dei 40 anni è riuscita, dopo tante difficoltà, a concepire due gemelline. Ma quando è tornata al lavoro dopo il congedo per maternità – commessa di un negozio di telefonia in un centro commerciale – è iniziato il suo calvario: prima la direttrice dell’esercizio commerciale le ha “suggerito” di non rientrare proprio, avendo assunto un’altra persona per sostituirla. Poi le ha negato il part-time e infine una mattina, non appena la madre lavoratrice l’ha chiamata temendo di non arrivare in tempo in negozio a causa di un problema di salute della figlia, l’ha subissata di offese e minacce. La commessa, difesa dagli avvocati Francesco e Fabio Rusconi, si è rivolta al giudice del lavoro del tribunale di Firenze tramite l’ex consigliera di Parità della Toscana, Marina Capponi. In primo grado ha perso ed è stata costretta a pagare le spese legali alla direttrice del negozio e a suo marito, il titolare. È stata la Corte d’Appello pochi giorni fa a ribaltare il giudizio: la mamma, che nel frattempo si è licenziata, ha subìto “discriminazione di genere” e va risarcita con 10 mila euro.

Volevo spendere due parole per un breve commento.

Innanzitutto voglio fare una breve premessa.
Le donne che pur di far parte del sistema di potere diventano nemiche delle altre donne le considero degli esseri umani inqualificabili perché rinnegano i diritti di cui dovrebbero avere maggiore cura. Rinnegano i loro stessi diritti.
Ma il problema, secondo me, non è tanto che una donna (la direttrice) si inimica un’altra donna, sua dipendente appena diventata mamma, perché al posto della direttrice poteva esserci anche un uomo.
Quindi l’aspetto della donna che si mette contro un’altra donna, per me è del tutto secondario.
Anche se di dubbia moralità.
La cosa più sconcertante dell’accaduto è che nel 2015 stiamo ancora parlando di “problemi” riguardo alla maternità, ai permessi post maternità, alla richiesta di un tempo lavorativo part time. Questioni queste che sono già state affrontate e teoricamente risolte e garantite a priori, anche se in pratica vediamo che non è così.
Una donna ha il pieno diritto di lavorare, ma ha anche il diritto se vuole di diventare madre.
Dare alla luce un figlio è uno dei momenti più belli ed emozionanti di tutta la vita di una donna.
Ma anche passare i primi mesi in congedo di maternità coccolando il proprio piccolo (riprendendosi, anche, dalle fatiche del parto) senza rischiare di perdere il posto di lavoro e, anzi, avendo la garanzia della retribuzione, è una conquista di civiltà…per le donne…per gli uomini…per tutti.
Naturalmente ogni donna ha il dovere di rispettare il suo lavoro e il suo dovere di mamma.
In Italia il lavoro e famiglia per una donna sono ancora due realtà inconciliabili.
Mentre in altri paesi, nostri vicini, ciò non accade.

Valentina😘😘😘

Un pensiero su &Idquo;19 luglio 2015….Speravo tu fossi sterile….

  1. E’ una maledizione. Abbiamo letto anche noi cose del genere, ma non ci siamo fermate ed abbiamo lo stesso provato la fecondazione assistita.
    Che non ha funzionato. Ma non dobbiamo fermarci ed avere paura – altrimenti saranno loro a vincere, e non deve essere

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